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San Martino

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Ci siamo lasciati alle spalle la veloce, adottata festa pagana di Halloween, per addentrarci in un periodo che non molti hanni fa, quasi giungendo con macabra ironia dopo le festività dei morti e dei Santi, segnava per la maggior parte delle famiglie del territorio Veneto, il proseguimento della faticosa e magra vita del mezzadro, con la sicurezza perlomeno di un tetto sotto il quale vivere, o la dura realtà di una vita sotto i ponti in attesa di un altro terreno da poter coltivare per conto di un'altro padrone. Con l'estadea de San Martin infatti, arrivava l'annuale appuntamento con il rinnovo dei contratti agricoli, i mezzadri aspettavano impotenti di conoscere il loro destino.                                        

Finito il tempo dei mezzadri, perlomeno nella forma e nel contenuto, "padroni e servitori" hanno mutato radicalmente faccia, anzi sono diventati espressione di una società legata profondamente alla fatica ed al lavoro, slegata anzitempo dalle proprie origini, dalle proprie tradizioni, dalla propria terra. Annebbiata per così dire, in un territorio dove la nebbia in certe giornate proprio in questo particolare periodo autunnale, si alterna alla pioggia, una nebbia capace di cancellare l'orizzonte, la sottile linea che divide cielo e asfalto, nuvole e capannoni, qui in Veneto.

Ora quando giunge il vento di scirocco, e le giornate acquistano una strano tepore, in netto contrasto con le corte giornate ed il calendario, la tradizione rivive nel sapore, nel gusto di quei piatti poveri, il novello ad innafiare le gole, castagne, "radici", "a zuca", "oca in onto","risotto ai sciopeti" e così via potrei iniziare a sbavare sulla tastiera, pertanto mi fermo qui. Ad ogni modo rivive fortunatamente negli ultimi anni il desiderio di riscoprire le tradizioni e la storia da cui questi piatti derivano, forse perchè sentiamo quel periodo "povero" più vicino di prima, non lo so, ad ogni modo un esempio lampante averrà domani sera, domenica 10 novembre ad Arfanta di Tarzo, presso l'agriturismo "Le Noci". Accastorta Folk'n'Roll Band e Simone Menegaldo, dopo una breve pausa ottobrina, presentano "El scòmio de San Martin", teatro concerto sul mondo veneto dalla mezzadria al boom economico. Potete trovare tutte le informazioni sulla pagina eventi del nostro sito.gigi miracol

 

 

Ma la nostra giornata inizia molto prima, preso Colle Umberto, Case Buffoni "Spetando San Martin" con Gigi Miracol e Luigi Antonioli, con Radio Zastava, Do'Storieski, Francesca Gallo, oltre a poeti, saltimbanchi, sputafuoco, assolutamente da non perdere. Vin novo, pan e formaio, l'allegria e lo spirito di un sacco di bella gente, per ricordarci a tutti che al di là del lavoro, della crisi, della rabbia, c'è la vita di ogni singoli individuo ed il suo relazionarsi con gli altri. Senza filtri.

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Addio Lou

E così se ne va un altro protagonista della musica che ha saputo rimanere protagonista a partire dagli anni settanta ad oggi, un'altra leggenda, cantautore, polistrumentista, poeta scrive Wikipedia.

Tutti lo conoscono e lo conosceranno sempre e semplicemente come Lou Reed.

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Lou Reed morto a 71 anni, addio all’ex cantante dei Velvet Underground

La rock star di Brooklyn aveva subito un trapianto al fegato nel maggio scorso, dopo una vita vissuta a cento all’ora tra eccessi e grande musica, da "Walk on the wild side" a "Perfect day"

Settantuno anni, una vita vissuta a cento all’ora tra eccessi e grande musica: Lou Reed, ex leader del Velvet Underground e uno dei più grandi innovatori del rock negli ultimi decenni, è morto. Il suo agente, Andrew Wylie, ha spiegato che il decesso è dovuto a una malattia legata al recente trapianto di fegato, al quale la leggenda del rock si era sottoposta a maggio scorso. La sua carriera era cominciata negli anni Sessanta, come frontman dei Velvet Underground, miscelando sapientemente suggestioni diverse per dare vita al rock alternativo, glam e punk che lo ha trasformato in una delle leggende della musica mondiale.

Newyorkese di Brooklyn, Lou Reed ha vissuto la scena della Grande Mela al fianco di altri grandi personaggi del tempo, primo fra tutti quell’Andy Warhol che produsse il primo disco dei Velvet Underground nel 1967. Era il “banana album”, chiamato così per la banana della copertina disegnata dallo stesso Warhol, uno dei segni iconici di quella cultura pop e underground (ossimoro che Warhol aveva reso solo apparente) di New York che andava crescendo attorno alla figura del pittore di Pittsburgh. Sarà breve, la vita dei Velvet Underground, ma in quei pochi anni Lou Reed e soci erano riusciti a unire il rock alle vicende urbane di una New York peccaminosa e fuori dalle regole della società americana di allora, persa com’era tra droghe e sperimentalismi sessuali di ogni genere.

Messa da parte l’esperienza di gruppo, negli anni Settanta Reed torna prepotentemente sulla scena grazie all’aiuto di David Bowie, che proprio a Reed si era ispirato al suo esordio. Il Duca Bianco produce Transformer, l’album del 1972 all’interno del quale trovano spazio alcuni dei pezzi più belli di tutta la carriera di Lou, e sicuramente i più conosciuti dal pubblico: Perfect Day (tornata alla ribalta nel 1996 grazie alla colonna sonora di Trainspotting), Satellite of love, Vicious e Walk on the wild side. Grazie al successo commerciale di Transformer, Reed può permettersi di sperimentare nuove vie musicali nei dischi successivi (a cominciare da Berlin, un concept album difficile ma con sprazzi di grande musica).

Nel frattempo, continua la sua forte dipendenza alle metanfetamine. Un altro grande album è New York, del 1989, che pone fine a una pausa di qualche anno. Pare sia stata la morte di Andy Warhol, nel 1987, a spingerlo a tornare alla musica, per raccontare nel migliore dei modi la sua città, la città degli anni d’oro della Factory. Ma è Songs for Drella (1990), il vero album dedicato a Warhol, scritto a quattro mani con l’ex compagno dei Velvet Underground John Cale. Negli anni Novanta, Lou Reed è ormai una leggenda della musica mondiale, e può permettersi in un certo senso di campare di rendita.

Nel 1996, il film Trainspotting rilancia in grande stile la sua canzone più nota, Perfect Day, della quale nel 1997 il cantante ha realizzato una versione con altri grandi artisti inglesi per raccogliere fondi per l’Unicef (e vendendo un milione di copie). Negli ultimi anni, Lou Reed ha dovuto pagare lo scotto degli eccessi di una vita, fino al trapianto di fegato dello scorso maggio. A luglio, poi, era stato ricoverato per una grave forma di disidratazione. Oggi, infine, la morte di un simbolo della controcultura rock del XX secolo, parte integrante di un momento glorioso e drammatico allo stesso tempo della musica, tra produzioni leggendarie e momenti di irrefrenabile autodistruzione.

di Domenico Naso

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Don Albino Bizzotto

Don Albino Bizzotto è un presbitero cattolico italiano, fondatore dell'associazione "Beati i Costruttori di Pace". don albino

Ordinato sacerdote nel 1963, durante gli anni ottanta visita alcuni paesi dell'America Latina, che segneranno il suo percorso pastorale e le sue idee politico/sociali. Emarginato dalle gerarchie e amato dai poveri, diventa punto di riferimento insieme a don Tonino Bello del pacifismo italiano.

Ordinato sacerdote nel 1963, durante gli anni ottanta visita alcuni paesi dell'America Latina, che segneranno il suo percorso pastorale e le sue idee politico/sociali. Emarginato dalle gerarchie e amato dai poveri, diventa punto di riferimento insieme a don Tonino Bello del pacifismo italiano.

È anche sua l'iniziativa di fondare e dirigere la locale trasmittente radiofonica "Radio Cooperativa" che trasmette da Padova coprendo quasi tutto il triveneto, definendosi come una radio di "contro informazione".

 

Ernesto Milanesi dalle pagine de "Il Manifesto" lo racconta così all'interno dell'articolo "Albino Bizzotto, un Prete contro tutte le bombe", del 6 agosto 2005.

[…] Don Albino nasce a Cassola (Vicenza) nel 1939 da una famiglia contadina. Fin da bambino sente la vocazione, tant'e' che a soli 23 anni e' gia' prete diocesano. A Padova, insegna religione alle superiori: al liceo artistico di via Canal, scuola senza nome e con la fama di "covo anarchico", diventa l'interlocutore preferito di una generazione di ragazzi che al talento abbinano la rabbia. Don Albino tiene sempre la porta aperta nel piccolo appartamento che si affaccia su piazza dei Frutti. Casa di tutti nella stagione degli anni di piombo. Un via vai infinito di gente che aggiunge una sedia spaiata o discute stappando l'ultima bottiglia in comune. In Curia, quel prete troppo disponibile con i ragazzi e che si espone pubblicamente perfino sul referendum sull'aborto proprio non piace. E dal vescovo partira' un provvedimento disciplinare dopo l'altro: addio insegnamento, stipendio e pensione; la pecora nera sconta l'emarginazione della Chiesa ufficiale; in compenso, don Albino viene adottato dalle comunita' di base, cattoliche e non. […]

e prima ancora lo definisce così:

Un prete strano, fuori dal comune. Un uomo mite che, con coraggio, offre un contraltare all'indifferenza. Un pacifista radicalmente nonviolento: da sempre. Un testimone di frontiera. Una vita spesa, da un quarto di secolo, per gli ultimi. Un simbolo, perfino suo malgrado. Don Albino Bizzotto e' la figura che coincide ed incarna "Beati i costruttori di pace", il movimento di base esploso dentro la Chiesa del Triveneto nel 1985 e ancora in prima fila contro ogni guerra. Don Albino in questi giorni, frenetici come sempre, sta preparando le manifestazioni per i 60 anni dell'esplosione dell'atomica ad Hiroshima e Nagasaki. "Facciamo tutto con lo stesso spirito di condivisione e volontariato, che ci aveva spinto a marciare da Vicenza a Longare contro le testate nucleari e poi fino al 'campo' di Comiso. Ci ostiniamo a difendere la speranza, a denunciare gli squilibri del mondo, a costruire ponti al posto delle trincee", spiega concitato fra una telefonata, una riunione, una pedalata e una preghiera. Don Albino lo conoscono tutti come l'animatore instancabile dei "Beati", ma nessuno lo ha mai piegato a tradire la sua missione. E' fatto a modo suo. E non cambia piu'. "Predicava" le ragioni della pace dai microfoni di Radio Gamma5 senza concessioni alle nostalgie staliniste dei seguaci del generale Pasti. E' saltato sui binari ferroviari, quand'e' scoppiata la guerra globale, anche se continua a preferire don Milani ai Disobbedienti. Adesso rilancia la battaglia contro il nucleare militare, nonostante la sua Chiesa abbia espunto la teologia della liberazione. Un prete scomodo. Un uomo convertito. […]

La sua figura, come quella di tanti altri "servi di Cristo", rappresenta a pieno i principi ispiratori della religione cattolica e cristiana, soprattutto per la loro estrema umanità, a mio parere troppo detestata dai teologi conservatori (tra i quali lo stesso Papa uscente), addirittura forse considerata una debolezza. Infatti da loro la Chiesa di Roma prende le distanze. Ora eviterò consapevolmente di addentrarmi su un tema così delicato, non tanto per l'eterno enigma della fede, nè tanto meno per l'evidente contraddizione tra i dogmi imprenscindibili della religione "occidentale" e lo stile poco coerente della vita e delle dispute temporali dei più alti rappresentanti del clero Vaticano, per non parlare dello IOR e via discorrendo, ma in quanto il conflitto spirituale ha occupato, anzi occupa inevitabilmente parte della mia vita, del mio agire quotidiano, avendo fin da piccolo seguito lo stesso percorso, chiamiamolo tradizionale della maggior parte dei miei conterranei, crescendo attraverso i sacramenti, il catechismo, ecc., ecc. Poi si cresce, la scuola in parte e la vita per il resto, nel mio caso hanno aperto gli occhi, pur non rinnegando il percorso passato, pur sapendo della naturale propensione dell'uomo nel credere nel divino e nella straordinaria opera della religione nell'accogliere questa debolezza, credo di riuscirere oggi a credere maggiormente in persone come don Albino Bizzotto, piuttosto che padre Alex Zanotelli, Don Ciotti, che a qualsiasi dottrina o credo ispirato.

Questo non significa che il mio conflitto sia superato, il solo pensiero che questi uomini e le loro azioni, siano ispirate dalla stessa religione con la quale sono cresciuto e dalla quale mi sono separato, bè mi ricorda che il viaggio è ancora lungo.

Ma ritornando a don Albino, ho voluto aprire questa categoria dedicata a personaggi che personalmente consideriamo di rilievo, rispetto ad altri anche per sottolineare l'impegno e l'amore di quest'uomo per la sua terra. Il 16 agosto di quest'anno il parroco ha iniziato un digiuno «per denunciare il degrado ambientale e il malaffare che si cela dietro le cosiddette grandi opere  del Veneto». Di seguito la prima parte di un'intervista dove lo stesso Albino spiega le ragioni

 

 

Di seguito uno stralcio dell'intervento fatto il 3 settembre scorso davanti al Consiglio Regionale del Veneto, don Albino denuncia lo stato attuale della Terra ed in particolar modo del nostro Paese, della nostra regione. Se non ci imponiamo drasticamente un cambio di rotta, i danni prodotti fino ad oggi dall'uomo sull'ambiente saranno ben poca cosa dal futuro che ti attende. Il resto del discorso potete leggerlo cliccando il link sottostante.

Il 20 agosto scorso l’umanità ha esaurito le risorse naturali che aveva a disposizione
per l’intero 2013; in meno di 8 mesi sono state consumate le riserve di cibo (vegetale
e animale), acqua e materia prime che sarebbero dovute bastare fino al 31 dicembre,
immettendo nell’ambiente (suolo, fiumi, mari, atmosfera) una quantità di rifiuti e inquinanti
superiore alla capacità di smaltimento del pianeta.
Questi dati, probabilmente noti a molti di voi, li sentite come una notizia pur importante
o come una emergenza reale? E se è vera emergenza va affrontata direttamente e
subito, o dobbiamo aspettare che tutti siano d’accordo per partire?
Quelli forniti non sono sentimenti, sono dati. Questo mondo in cui siamo cresciuti è
finito, la crisi sta imprimendo un velocità imprevedibile. Qualcuno pensa che in qualche
modo la crescita sarà una via d’uscita? Questa crisi non è solo economico – finanziaria,
è entropica.
Il pianeta così come stanno le cose, oggettivamente non ce la fa più
.

Intervento al Consiglio Regionale Veneto

Save the Artic

Negli ultimi 30 anni, abbiamo perso tre quarti della calotta di ghiaccio che galleggia in cima al mondo. Per oltre 800 mila anni, il ghiaccio è stata una caratteristica costante del Mar Glaciale Artico. Si sta sciogliendo a causa del nostro uso di energia sporca da fonti fossili, e in un prossimo futuro potrebbe essere privo di ghiaccio per la prima volta da quando gli esseri umani sono sulla Terra. Questo sarebbe devastante non solo per le persone, gli orsi polari, i narvali, i trichechi e altre specie che vi abitano – ma per tutti noi. Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta, stabilizzando il clima da cui dipendiamo per le coltivare il nostro cibo. Proteggere il ghiaccio significa proteggere tutti noi.desktop_arctic-in-danger

Per salvare l’Artico dobbiamo agire oggi.

Una nuova corsa al petrolio nell’Artico sta per cominciare. Shell, BP, Exxon, Gazprom e gli altri sono pronti a correre il rischio di una devastante fuoriuscita di petrolio nelle acque dell’Artico per sfruttare riserve che valgono tre anni di consumi globali di petrolio. Le stesse aziende dell’energia sporca che per prime hanno causato lo scioglimento dei ghiacci artici ora stanno cercando di trarre profitto da quel disastro. Vogliono aprire la nuova frontiera dell’oro nero per raggiungere un potenziale di 90 miliardi di barili di petrolio. Questo vuol dire un sacco di soldi per loro, ma equivale a soli tre anni di consumi petroliferi per il pianeta. Documenti governativi sin qui segreti dicono che contenere fuoriuscite di petrolio nelle acque del Polo è “quasi impossibile” ed ogni errore si rivelerebbe potenzialmente fatale per il fragile ecosistema artico. Per trivellare nella regione artica, le compagnie petrolifere devono trascinare gli iceberg lontano dai loro impianti e utilizzare enormi tubi idraulici per sciogliere il ghiaccio desktop_STA-what-do-villains-getgalleggiante con acqua calda. Se li lasciamo fare, una catastrofica fuoriuscita di petrolio è solo una questione di tempo. Abbiamo visto i danni terribili causati dai disastri della Exxon Valdez e della Deepwater Horizon – Non possiamo lasciare che ciò accada nell’Artico.

Dobbiamo istituire un divieto di trivellazioni petrolifere nelle acque artiche.

 

 

Flotte industriali di pescherecci stanno cominciando a pescare con reti a strascico nelle acque artiche.

Le comunità locali hanno pescato per migliaia di anni nell’Artico in maniera sostenibile, ma questo potrebbe essere messo a rischio, se lasciamo che le grosse compagnie della pesca sfruttino l’oceano artico.

Abbiamo bisogno di un divieto sulla pesca industriale eccessiva e distruttiva in acque artiche.

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I Paesi artici si stanno preparando per un possibile conflitto sull’Artico.

Come dimostrano le interecettazioni di Wikileaks, gli Stati Uniti hanno parlato di “aumento delle minacce militari nell’Artico” e la Russia prevede “l’intervento armato” in futuro.

La minaccia di una guerra futura nell’Artico è reale. Tutti i Paesi artici stanno comprando sottomarini, aerei da combattimento e navi rompighiaccio a propulsione nucleare per delimitare le loro rivendicazioni con forza. Sia la Russia che la Norvegia hanno annunciato un ‘Battaglione artico’ per difendere i loro interessi nazionali. Insieme con la crescente militarizzazione, sei paesi stanno cercando di appropriarsi delle parti dell’Artico non reclamate – compreso il Polo Nord – come proprio territorio nazionale. Oggi quest’area appartiene a tutti noi. Continuiamo così e istituiamo un santuario globale nell’Alto Artico per tutta le forme vita sulla Terra.

Nessun paese possiede la parte più a nord dell’Artico. Dovrebbe rimanere così.

Fahrenheit 9/11

Voglio iniziare questo spazio dedicato alle inchieste sui più gravi fatti accaduti nella storia più recente dell’uomo, con l’episodio più eclatante e sconvolgente, che ci ha catapultati nel XXI° secolo attraverso un’enorme inganno, perpetrato dall’allora presidente Bush e dal governo repubblicano, insediatosi alla Casa Bianca attraverso brogli elettorali (per la serie partire con il piede giusto). Qui ahìnoi non si tratta di teorie del complotto, U.F.O o storie alla Cazzenger, ma di profonde verità tenute nascoste, di migliaia di sacrifici umani, immolati sull’altare del petrolio.

Ho scelto di introdurre questo tenebroso capitolo con il celebre film di Michael Moore, “Fahrenheit 9/11”, ma potete accedere ad altri contenuti sull’attacco dell’11 settembre 2001, attraverso i link postati alla fine di questo articolo, dal documentario “Loose Change” a “911 Mysteries” , al sito dell’istituto di ricerca di Washington con fondatori Cheney e Rumsfield intitolato “Progetto per  il Nuovo Secolo Americano”, che racchiude nella dottrina che rappresenta, tre idee di fondo:

  • “la leadership americana è un bene sia per l’America che per il resto del mondo”

  • “questa leadership richiede forza militare, energia diplomatica e affidamento a principi morali”

  • “troppo pochi leader politici oggi stanno preparando la leadership globale

incoraggiante, non trovate?

http://www.youtube.com/watch?v=vFb2rjYM87g&list=PL9788CF70B66A167A

Anche ammettendo che il crollo delle torri 1 e 2 e del WTC7, edifici costruiti con solido acciaio e cemento, progettati per resistere a più di uno schianto di un Boeing 707, bushsia avvenuto a seguito dello schianto dei due 757, evento mai successo prima ed attualmente verificatosi solo quel giorno, accettando che gli altri 2 aerei si siano completamente polverizzati schiantandosi sul Pentagono e a Shanksville, è naturale chiedersi come sia avvenuto che la nazione più potente dal punto di vista militare e tecnologico, gli Stati Uniti, abbia aspettato così a lungo per reagire secondo il protocollo, al dirottamento del primo aereo e poi del secondo, del terzo e del quarto, facendo colpire da 3 aerei commerciali, tre degli edifici più sorvegliati al mondo. Molte associazioni, tra cui The 9/11 Truth Movement, Rethink 911, aspettano ancora risposte soddisfacenti ed in un unica parola, la verità, che la commissione per i fatti accaduti quel giorno, non ha certo documentato e rivelato. Troppe domande senza risposta, conclusioni che vanno oltre il buon senso e le prove fornite, le testimonianze dei presenti, dei pompieri, di esperti docenti e scienziati interpellati.

Guardate i contributi video e traete le Vs. conclusioni.

Loose Change

911 Mysteries

 

9_11_jumpers

 

L’estate sta finendo

Finalmente il nostro sito è di nuovo a regime, o quasi, abbiamo ahìnoi un normalissimo e comunissimo attacco da parte di malware e merdaccia simile, ma anche se c’è voluto un bel po’, ora il nostro spazio web è completamente “guarito”. Possiamo quindi ripartire da qui, o meglio da zero, infatti ci ripresentiamo al grande pubblico in veste un po’ spoglia, aggiorneremo le pagine arricchendole giorno dopo giorno, anche grazie ai vostri contributi, infatti avrete sempre la possibilità di iscrivervi ed essere sempre aggiornati comodamente attraverso l’indirizzo mail che ci indicherete, news, eventi in programma, concerti, tutte le novità della band e dei suoi protagonisti, i nuovi post del Bloggasorta, i commenti e tanto ancora. Non vi resta che venirci a trovare.

L’estate purtroppo sta finendo, un anno se ne va, ecc. ecc.. E’ stata una stagione piena di appuntamenti, le date del Bonobotour2013 con la presentazione del nostro nuovo album Spigoli Vivi, l’esperienza de “El scòmio de San Martin” che continuerà anche durante tutto l’autunno, la splendida partecipazione al Cleto Festival in Calabria, tante visi, tante sensazioni, insomma un’estate con la E maiuscola, al meno per gli Accastorta!