Archivi tag: Cambiamento

Basta

Nè ho piene le palle, scusate il francesismo, delle amicizie da bancone di un bar, che ti lasciano solo tanti bicchieri vuoti, sono stanco dell'indifferenza difronte alla sofferenza anche e non solo se riguarda persone a noi care, sono stanco di tante dita puntate a giudicare e di così poche impronte lasciate su specchi troppo puliti. Sono stanco del "in vino veritas", come del "nessuno sapeva" "nessuno lo avrebbe mai immaginato", "siamo arrivati troppo tardi", delle mancate prese di posizione, di processi e funerali che dovrebbero essere sempre evitati. Ci vorrebbe il Kamasutra al posto di una Bibbia, una sana lezione sul prendere una posizione, sulla molteplice varietà delle posizioni possibili da prendere.

Non posso più guardare alla realtà che mi circonda attraverso le mezze misure, ho bisogno di misurare, di pesare le "cose" attraverso metri interi, attraverso il mio grado di giudizio. Non posso condividere il dolore per un cane abbandonato e nello stesso momento appoggiare ideologie vecchie cent'anni basate sulla violenza, il pedrominio, la mancanza di confronto. Per una semplice ragione, che se non conosco e provo a capire che la sofferenza di un cane, di un "diverso", un emarginato, un disperato, un handicapato, di una donna violentata, cioè sulla quale è stata fatta violenza, di qualsiasi genere, ci riguarda anche se non ne siamo direttamente coinvolti, se non comprendo che tutto questo è assolutamente legato e indiscindibile da noi, che noi tutti siamo in potenza malati, drogati, alienati, violentati, diseredati, come posso lamentarmi, come posso pretendere un cambiamento se prima non respiro e desidero dentro di me questo stesso cambiamento.

Tutto questo costa molto, è un processo faticoso e senza fine, ma quanto costa subire, dietro il vendere la propria dignità, le proprie speranze, il proprio futuro, non esiste nessun tipo di guadagno, è una speculazione al ribasso, una frode senza alcun profitto, un illecito verso il nostro essere. E' come regalare, l'anima al diavolo. E tutto questo non deriva da un ritrovato senso religioso, ma da una maggiore consapevolezza che per ogni verità ne esistono molte altre, che siamo destinati a scomparire se non evolviamo, che l'appartenere è assolutamente secondario all'essere.

Tutti quanti indossiamo una maschera, tutti per poter entrare in un locale, dove dobbiamo mangiare, bere, ascoltare, ballare quello che ci propongono, un party fatto di pubblicità, messaggi, prodotti, immagini, consumi, etichette, veleni ingurgitati. Ci indignamo davanti a malattie e morte generate dalle stesse nostre scelte, pazzi suicidi passiamo la vita con una rivoltella alla tempia, un unico colpo in canna, a premere ogni giorno quello stesso grilletto.

Credo sia necessario iniziare a pensare che sia facile fare scelte difficili, andare contro corrente, levare, cambiare, cadere, riprovare, fondamentalmente non smettere di cercare, credere incontrovertibilmente nel proprio essere, cercando di raggiungere la consapevolezza che dobbiamo unicamente tutto a noi stessi, da noi stessi, inteso in una concezione diametralmente opposta all'egoismo o all'egocentrismo, perchè in ogni io c'è un noi.